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16 Maggio 2024Davvero la danza può essere d’aiuto, per chi soffre di Parkinson? Questo il tema del convegno, aperto al pubblico, organizzato dalla Fondazione IRCCS Carlo Besta.
Già il celebre neurologo americano Oliver Sacks, nel suo libro Musicofilia, raccontava l’importanza della musica. I malati di Parkinson, infatti, camminano sempre troppo veloci o troppo lenti, in quanto il meccanismo che regola il ritmo, all’interno del loro cervello, è “inceppato”. Tuttavia, la musica può aiutare a recuperare il ritmo. Ma non è questa, l’unica ragione, per cui tango e Parkinson possono incontrarsi.
La musica come cura dell’anima
Per chi soffre di una malattia neurodegenerativa, ballare può essere d’aiuto sia dal punto di vista fisico che emotivo. Permette infatti di uscire dall’isolamento, di migliorare la socialità, e di recuperare almeno in parte la gestione del proprio corpo. Il che, inevitabilmente, si riflette sull’umore. Inoltre, relativamente al tango, rispetto ad altre forme riabilitative è divertente e stimolante: chi balla il tango viene stimolato a interagire, a stare a contatto con gli altri, e si sente dunque più felice.
A dimostrarlo è stato, già dieci anni fa, uno studio di alcuni ricercatori canadesi guidati da Roland Postuma. Dopo tre mesi di tango-terapia, il paziente vede diminuire tremore, rigidità e instabilità posturale, ma anche stanchezza e depressione.
Sebbene vengano utilizzati anche diversi esercizi, infatti, sui malati di Parkinson il tango sembra avere i risultati migliori. Soprattutto quello argentino che, coi suoi movimenti a velocità diverse, gli arresti e le accelerazioni, gli stacchi da terra e le inversioni del senso di marcia, consente di migliorare equilibrio e coordinazione grazie alla stimolazione del lobo frontale.
C’è persino un docufilm, Tango della vita, che racconta la vera storia di due ballerini di tango, Marco e Ivana. E che spiega come Marco abbia notato che, ballare ogni giorno, abbia migliorato la malattia della moglie.
L’importanza della personalizzazione
Tuttavia, la tango-terapia non è consigliata a tutti. O meglio: non ha effetto su tutti. Tale tecnica riabilitativa rientra infatti tra gli esercizi PD SAFEx (Parkinson disease sensory attention focused exercises), focalizzati sull’attenzione sensoriale. Secondo diversi esperti, dunque, le ricerche sull’efficacia della danza per i pazienti affetti da Parkinson devono essere ampliate, così da individuare chi indirizzare effettivamente verso questo tipo di terapia. Fondamentale, infatti, quando si parla di una malattia come questa è personalizzare la terapia sulla base dell’età, del genere e della disabilità riscontrata: solo in questo modo è possibile capire se il ballo è adatto, a che intensità e con quale frequenza.




