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5 Luglio 2024Il neurologo Joe Verghese, insieme al Department of Neurology at Montefiore Medical Center del Bronx (NY), riconosciuto a livello mondiale, ha condotto uno studio poi pubblicato sulla rivista Nature Medicine.
Secondo la sua ricerca, che ha coinvolto 1.200 cittadini statunitensi con un’età media di 73 anni, e con all’attivo una richiesta d’accesso a cure primarie per problemi cognitivi, una valutazione cognitiva di cinque minuti, integrata con un albero decisionale inserito nelle cartelle cliniche elettroniche (paradigma 5-Cog), migliora la diagnosi e il trattamento della demenza.
Andiamo a vedere, nel dettaglio, i risultati dello studio.
Come funziona il nuovo strumento cognitivo
Il 5-Cog unisce tre parametri di valutazione della memoria, della connessione tra cognizione e andatura e della capacità di associare simboli a immagini. Tutti test, questi, semplici e rapidi da eseguire, e non influenzati dall’alfabetizzazione o dalle caratteristiche etniche e culturali della persona.
La valutazione col paradigma 5-Cog viene effettuata prima che il paziente incontri il medico, il quale impiegherà poi l’albero decisionale nelle cartelle cliniche per stabilire quali cure di follow-up effettuare.
I partecipanti allo studio sono stati suddivisi con criteri casuali: un gruppo ha ricevuto la valutazione 5-Cog, un gruppo il trattamento standard. L’uso del paradigma 5-Cog ha triplicato le probabilità che un paziente ricevesse cure specifiche per la demenza rispetto al trattamento standard.
I risultati indicano che cambiamenti nella pratica medica delle cure primarie, come l’adozione del sistema 5-Cog, potrebbero ridurre le barriere e migliorare le cure di follow-up per la demenza.
Il deterioramento cognitivo è infatti spesso difficile da diagnosticare nel contesto frenetico dell’assistenza primaria, il che può portare a una sottoutilizzazione dei piani di assistenza appropriati. Questo ritardo diagnostico influisce negativamente sull’attivazione dei servizi di supporto e sulla pianificazione critica. Ecco perché, il nuovo strumento diagnostico attualmente in fase di studio, potrebbe migliorare la vita dei pazienti affetti da demenza, permettendo loro di accedere fin da subito al migliore percorso di cura.




